Il corsaro in jeep che salvò la basilica di Classe

Basilica di S. Apollinare in Classe

Se oggi possiamo visitare ed ammirare i meravigliosi mosaici della Basilica di Sant’Apollinare in Classe è, anche, grazie al comandante Vladimir Peniakoff, uomo avventuroso ed intrepido, amante dell’arte e dell’archeologia.
Nato in Belgio da genitori russi Vladimir era cresciuto in Inghilterra dove aveva studiato al Saint John College di Cambridge prima di arruolarsi come volontario nell’esercito inglese. Il suo cognome russo Peniakoff era impronunciabile per i radiotelegrafisti e quindi i suoi amici iniziarono a chiamarlo Popsky come uno dei personaggi dei fumetti del Daily Mirror.
Il Popsky’s Private Army, denominato comunemente PPA, era una sorta di suo esercito personale, un’unità indipendente delle forze armate britanniche utilizzato in Africa e sul fronte italiano nella seconda guerra mondiale. Ciò che lo distingueva era l’utilizzo di jeep attrezzate sulle quali Popsky aveva fatto montare mitragliatrici di grosso calibro. La PPA era specializzata in raid, ricognizioni a lungo raggio ed operazioni di sabotaggio, sia sul fronte che dietro le linee nemiche.

Nel ’44 a Ravenna il comando alleato aveva deciso un massiccio bombardamento del campanile della Basilica di Sant’Apollinare in Classe, essendo questo utilizzato come torre d’avvistamento dai tedeschi, ma Popsky si adoperò in tutti i modi al fine di evitare questo scempio.
Prima di avventurarsi nella difficile impresa qualche collega gli chiese il motivo di tanti sforzi e lui diede una risposta che cancellava tutti i dubbi sulla necessità dell’operazione militare. “Quella chiesa esiste da più di mille anni e contiene i mosaici più belli del mondo: i tedeschi l’hanno minata ma anche gli inglesi vogliono distruggerla. Solamente noi del PPA e i partigiani possiamo salvarla”.
Ottenuto il permesso di ritardare i bombardamenti, Popsky e 22 uomini del PPA, affiancati da 35 alleati e 9 partigiani della 28a Brigata “Mario Gordini”, distaccamento “Settimio Garavini”, partirono quando non era ancora iniziata l’alba affrontando il rischio dell’attacco diretto. Era il 19 Novembre del 1944 e il miracolo si compì. I tedeschi si arresero, nessun civile venne colpito, lo zuccherificio non fu danneggiato. È così che Sant’Apollinare restò intatta.

Un’iscrizione posta sul lato sud del nartece della basilica ricorda ancora a tutti noi il comandante coraggioso che salvò la splendida basilica paleocristiana, patrimonio mondiale dell’umanità.

 

Post a cura di Giovanna Rita Monari

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