Mangiare e bere a Ravenna

Oh, la piadina!
Odore della casa che arriva quassù, e chi la mangia sente aria di Romagna. 

Aldo Spallicci

 

Ravenna è sinonimo di Romagna, e Romagna è sinonimo di buona cucina e ottimi vini…

La regina della gastronomia romagnola è senza dubbio la pasta “fatta in casa” sia asciutta che in brodo. Tra i “primi” piatti è d’obbligo menzionare i tagliolini, i ravioli, i tortelloni, le tagliatelle, gli strozzapreti, i passatelli e soprattutto i “cappelletti”, che soltanto qui hanno il ripieno di formaggio, mentre nel resto della regione l’impasto richiede anche la carne.

Sulle tavole romagnole, poi, non manca mai la piadina (o piada, pié in dialetto). Le sue origini sono antichissime, portata forse dai Tessali o dai Romani, di certo ancora oggi non si può chiamare Romagna il luogo dove non si avverta nell’aria il suo profumo. Oggi la piadina ha lasciato il suo luogo di nascita, il camino, per trasferirsi sulla piastra di ghisa dei chioschi che troverete in quasi tutta la regione. Diventata classico cibo da strada (una piada semplice costa circa 0,70 centesimi di euro), si può mangiare con gli affettati o con il tipico formaggio “squacquerone”; ma non disdegna le innovazioni e in alcuni chioschi la si può gustare anche al cioccolato… provare per credere! Anche i crescioni, fatti con lo stesso impasto ripieno, sono farciti non più soltanto con erbette di campo o con zucca e patate ma anche con mozzarella e pomodoro, salsiccia e cipolla, prosciutto cotto e fontina.

Ma non si può lasciare Ravenna senza aver bevuto i vini romagnoli ricordati già da Plinio e Marziale. Innanzitutto l’Albana di Romagna, il primo vino bianco d’Italia ad ottenere il riconoscimento della DOCG, e che secondo un’antica leggenda alla corte di Galla Placidia si beveva solo in coppe d’oro. Le origini dell’Albana di Romagna sono talmente antiche che non è facile distinguere la storia dalla leggenda. Il nome “Albana” compare ufficialmente per la prima volta intorno al 1200. In precedenza era chiamata Greco di Ancona o Greco.

Altri cinque sono i vini a denominazione d’origine controllata in regione. Il più importante è senza dubbio il Sangiovese di Romagna, ottenuto dall’omonimo vitigno ad acino piccolo, a differenza di quello ad acino grosso più diffuso a livello nazionale.

Gli altri vini DOC sono il Trebbiano e il Pagadebit di Romagna, due vini bianchi abbastanza neutri e di pronta beva. Ed infine la Cagnina di Romagna, un vino rosso dolce, di corpo, ottenuto dal vitigno refosco terrano, che già da novembre è presente a tavola nelle feste e sagre paesane, ma di vita abbastanza breve.