I 233 anni di Lord Byron. Buon compleanno, George!

 

Nelle nostre “Conversazioni sulla città e il territorio tra ieri, oggi e domani“, in partenza dal prossimo 28 gennaio, parleremo ampiamente di Dante Alighieri ma non abbiamo dedicato alcun incontro alla figura di Lord Byron di cui attendiamo con ansia l’apertura del Museo a lui intitolato.

Continuiamo, quindi, a riservargli spazio negli articoli del Blog, e in questa occasione lo facciamo attraverso le parole di Rita Monari, la nostra principale esperta di Byron e della byronmania

Oggi, non a caso, ricorre l’anniversario della nascita di Lord Byron (22 Gennaio 1788) famoso poeta romantico inglese, letterato dalla personalità poliedrica e singolare, uomo di fama europea che visse una vita intensa e spericolata.

Ribelle, malinconico, misterioso, generoso, dandy, rivoluzionario, seduttore, passionale, ironico, sovversivo, arrogante, affascinante, trasgressivo, irriverente ed eccentrico, Byron fu tutto ed il contrario di tutto, come lui stesso si descrive nel suo autoritratto (Don Juan, Canto XVII):


Sono equilibrato, ma non ho mai avuto carattere;

Sono modesto, ma con qualche lieve presunzione;

Mutevole, anche, ma in qualche modo “Idem semper;”

Paziente, ma non entusiasta della sopportazione;

Allegro, ma qualche volta incline alla lagna;

Mite, ma a volte una sorta di “Hercules furens;”

Sicché sono quasi portato a pensare che alla pelle esteriore,

Corrispondano due o tre interiori. 


Byron, come Wilde, fece della sua vita un’opera d’arte tanto da creare un mito attorno alla sua figura, the Byronic hero, una sorta di bel tenebroso che tanto piaceva alle donne del suo tempo.

Fra i tanti generi  letterari da lui scelti è nelle opere satiriche, dove predomina l’ironia e il sense of humor, che il poeta risulta spumeggiante, divertente, simpatico e spiritoso.

Oggi, giorno del suo compleanno, ci piace ricordare il suo atteggiamento irriverente e dissacrante, la sua verve ironica con la quale guardò la società del suo tempo ma soprattutto se stesso, la sua vita e i suoi amori.

Si dice che Byron avesse una risata potente e contagiosa, amava ridere e faceva morire dal ridere tutti i suoi amici quando raccontava storie e barzellette. Lontano da una datata critica letteraria che lo associa esclusivamente all’idea dell’eroe romantico, è nel Don Juan, nelle lettere e nei diari che il lettore moderno può riscoprire un poeta frizzante, spiritoso, in grado di appassionarlo e coinvolgerlo.

Il suo capolavoro, rimasto incompiuto, il Don Juan, è un’opera divertente, piena di avventure rocambolesche e digressioni dove Byron, prendendo a modello il poeta satirico inglese Alexandre Pope, fa uso dell’anticlimax ovvero una figura retorica che associa un elemento alto e nobile a uno basso e prosaico. Byron fa spesso uso di questo espediente per sdrammatizzare un momento altamente romantico: ad esempio quando Don Juan, naufrago, viene soccorso dalla bella Haidée, la nutrice Zoe pensa bene di cuocere due uova al tegamino perché è convinta che, dopo le effusioni amorose, i due necessitino di energie.

 

Zoe e Haidée trovano Don Giovanni, Ford Madox Brown, Birmingham Museum and Art Gallery
Zoe e Haidée trovano Don Giovanni, Ford Madox Brown, Birmingham Museum and Art Gallery

Nonostante la disapprovazione di Teresa Gamba Guiccioli, che aveva una visione molto romantica ed idilliaca dell’amore, Byron riprende la stesura del Don Juan a Ravenna, contemporaneamente inizia il diario ravennate, scrive lettere all’editore Murray e ai suoi amici più cari: questi scritti sono una testimonianza fondamentale per capire la vita quotidiana del poeta nella nostra città, le sue idee politiche sempre più vicine alla Carboneria romagnola, le sue difficoltà a ricoprire in società il ruolo del cavalier servente, ovvero del cicisbeo mondano. Lui che si definiva “ultramontano” ovvero uomo che viene da lontano, al di là delle Alpi, poco esperto nella lingua e nei costumi della società italiana, si sfoga nelle lettere che da Ravenna invia agli amici più cari, Thomas Moore e John Hobhouse, una corrispondenza dove prevale il tono ironico e satirico.

Con la stessa ironia e con un certo distacco, Byron guarda anche la sua complessa liaison con Teresa che tanto scandalo ha suscitato in città; la contessa viene definita: “risoluta come solo le donne sanno esserlo”, lui, il conte Alessandro Guiccioli, è: “un folle e una canaglia”, “Insomma, per farla breve, da queste parti non c’è stato niente di simile dai tempi della famiglia Da Polenta” commenta scrivendo ad un amico.

Neanche la sua morte e la sua vecchiaia sono esenti da uno sguardo distaccato ed ironico: in una sorta di autoanalisi meditativa in prossimità del suo trentatreesimo compleanno, il 6 Gennaio 1821 Byron annota nel suo diario ravennate: “Ma sento in me qualcosa, che mi fa pensare che, se mai raggiungerò la vecchiaia, mi accadrà come a Swift; comincerò a morire dalla cima. Solo che ormai la pazzia ed il rincretinimento non mi impauriscono più come in passato; anzi quasi quasi penso che uno stadio di follia tranquilla sia preferibile a gran parte di ciò che la maggioranza degli uomini considera sanità mentale”.

Come tutti sanno Byron non sperimentò lo stadio di follia tranquilla ma morì in Grecia sostenendo la causa dell’indipendenza. I greci lo considerarono da subito un eroe nazionale, invece l’aristocrazia inglese fu molto distaccata e critica nei suoi confronti.

 

Byron a Missolungi, Theodoros Vryzakis, Galleria Nazionale di Atene
Byron a Missolungi, Theodoros Vryzakis, Galleria Nazionale di Atene

Chissà come avrebbe reagito Lord Byron se avesse potuto vedere le carrozze nere che la nobiltà britannica inviò per seguire il suo feretro, carrozze che erano vuote in segno di disprezzo verso lo scandaloso poeta, forse ne sarebbe stato offeso, forse dispiaciuto ma più probabilmente avrebbe riso ancora una volta di quell’aristocrazia e delle sue rigide convenzioni sociali che lui conosceva bene e che, con grande leggerezza, aveva deriso nel Don Juan.

Buon compleanno, George!


Dal 28 gennaio sono in partenza le nostre Conversazioni. Vi aspettiamo online!
Programma:
Giovedì 28 gennaio ore 21:00 L’invenzione delle ossa di Dante. L’incredibile scoperta del 27 maggio 1865 con Giovanni Gardini
Giovedì 04 febbraio ore 21:00 Bologna 1931: il “no” di Bartolo Nigrisoli con Miriam Focaccia
Giovedì 11 febbraio ore 21:00 La promozione turistica dell’archeologia industriale con Jacopo Ibello
Giovedì 18 febbraio ore 21:00 L’arte di tutti. Itinerario artistico ravennate a cielo aperto con Pierluca Nardoni
Giovedì 25 febbraio ore 21:00 Da autore ad attore. Dante protagonista dell’arte romantica con Marcella Culatti.

Per maggiori informazioni leggete il nostro precedente post: Conversazioni sulla città e il territorio tra ieri, oggi e domani.

 

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