La promozione turistica dell’archeologia industriale

Archeologia e turismo industriale sono stati al centro della nostra ultima “Conversazione” con Jacopo Ibello.

Jacopo si è laureato in Geografia all’Università di Bologna con una tesi sulle trasformazioni economiche nella regione della Ruhr in Germania. Lì è entrato in contatto con i temi legati al patrimonio industriale e alla sua valorizzazione culturale e turistica. Decide quindi di formarsi in questo campo, diplomandosi al Master in Patrimonio Industriale dell’Università di Padova, e comincia a lavorare a progetti e iniziative legate al turismo industriale e alla cultura d’impresa. È co-fondatore e presidente di Save Industrial Heritage, associazione di giovani professionisti impegnati nella valorizzazione del patrimonio industriale, con cui si occupa di organizzare visite guidate, mostre, conferenze e stand fieristici, e membro del direttivo dell’AIPAI, l’associazione nazionale di riferimento nel settore.

Negli ultimi anni, ci ha spiegato Jacopo, il patrimonio industriale è diventato un tema d’interesse anche per il turismo: sono nati ovunque percorsi locali e regionali, reti di musei e veri e propri sistemi di promozione del territorio. E il nostro Paese è in prima linea nella valorizzazione di questa grande risorsa che comprende sia l’archeologia industriale – fabbriche dismesse, musealizzate o riconvertite a nuove funzioni – sia la cosiddetta cultura d’impresa, che include i musei e gli archivi aziendali e le visite all’interno di impianti industriali ancora attivi.

Lo scorso mese di Novembre è uscita la sua GUIDA AL TURISMO INDUSTRIALE, edita da Morellini, una guida ricca e corposa che raccoglie, in circa 300 schede, quei siti e quei luoghi di lavoro, spesso lontani dai circuiti turistici tradizionali, che rappresentano la fibra del Made in Italy partendo dalla storia delle sue industrie e delle sue manifatture. La guida è un vero e proprio viaggio in cui si evidenzia lo stretto legame tra le produzioni e il territorio di appartenenza, caratteristica attribuita solitamente ai prodotti agricoli ed enogastronomici ma che appartiene anche ai distretti manifatturieri, perlomeno a quelli storici. Il visitatore scoprirà un’altra immagine dell’industria, capace di instaurare un rapporto equilibrato con l’ambiente circostante, urbano, rurale o di montagna. Il viaggio di Jacopo copre l’intero territorio nazionale, con l’intento di mostrare come l’industria e la manifattura facciano parte della cultura di quasi tutte le regioni e le città italiane. Accanto a siti già noti vi sono anche luoghi ancora da scoprire, in zone talvolta inaspettate.

Insomma, una guida fondamentale per scoprire realtà poco note e insolite che non mancheranno di stupire.

Cogliamo l’occasione per segnalarvi alcune delle associazioni o degli eventi da tenere d’occhio citati da Jacopo nel corso del suo intervento.

Cosa tenere d’occhio

Save Industrial Heritage, l’associazione fondata da Jacopo Ibello insieme ad altri soci nel 2014, il cui scopo fondamentale è quello di  promuovere il patrimonio industriale italiano ed estero attraverso la condivisione di informazioni e specifiche attività di comunicazione e l’organizzazione a livello locale, nazionale e internazionale di eventi, mostre e convegni sul tema della cultura industriale. Obiettivo dell’associazione è anche quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sulle tematiche del recupero e del riuso delle aree dismesse favorendo la conservazione degli edifici e dei complessi industriali di grande valore storico e architettonico.

AIPAI è l’associazione italiana per il patrimonio archeologico industriale. Tra i suoi fini vi è la promozione di un più elevato livello di collaborazione operativa e scientifica tra enti pubblici e privati per la catalogazione, la conservazione e la valorizzazione del patrimonio industriale, per la salvaguardia di archivi, macchine e altre testimonianze della civiltà industriale e del lavoro, per la formazione degli operatori e la promozione del turismo industriale.

La Biennale Foto/Industria, l’unica biennale al mondo dedicata alla fotografia dell’industria e del lavoro. Foto/Industria è un appuntamento assolutamente imperdibile per tutti gli appassionati di questo tema (industria e fotografia) e, più in generale, per tutte le persone curiose perché si tratta di un evento espositivo “diffuso” che si svolge in luoghi simbolo della storia e della cultura della città di Bologna, tra cui palazzi e residenze di grande rilevanza artistica. La Biennale offre al pubblico l’occasione di esplorare nuovi scenari della creazione fotografica e al tempo stesso di scoprire una città che sorprende e affascina. Non ultimo, l’evento è totalmente gratuito.

Open Factory è il più importante opening italiano di cultura industriale e manifatturiera: un’iniziativa che punta ad aprire al grande pubblico le imprese che generano valore per il Paese. Dopo la pesantissima crisi che le imprese stanno attraversando e dopo le difficoltà che hanno avuto nei momenti più difficili a far comprendere l’importanza sociale – prima ancora che economica – del fare impresa, aprire le porte delle fabbriche diventa un gesto fondamentale per far percepire l’importanza che esse hanno per il futuro del Paese. Qui l’elenco delle imprese coinvolte nel 2020. L’ultima edizione, alla luce di tutte le limitazioni, si è tenuta in versione digitale, aprendo le porte delle fabbriche in maniera virtuale.

In Loco è il progetto di museo diffuso dei luoghi abbandonati promosso dall’associazione Spazi Indecisi di Forlì. La Romagna possiede una notevole quantità di strutture dismesse, alcune di esse però con un valore architettonico importante o una storia significativa alle spalle. Ville, discoteche, parchi divertimento, le rinomate colonie razionaliste della riviera e molta archeologia industriale come lo Zuccherificio di Forlì, la Caproni di Predappio o la Darsena di Ravenna: contenitori solo fisicamente vuoti, che Spazi Indecisi ha mappato in un museo virtuale che invita alla scoperta di una Romagna sospesa tra il passato e il futuro. L’ex deposito degli autobus ATR è il centro visite, dove trovare approfondimenti storici, un plastico di In Loco e le mappe degli itinerari. Alcuni dei luoghi sono inoltre teatro di visite ed eventi organizzati da Spazi Indecisi.

Archeologia industriale a Ravenna

Concludiamo questo post con alcune considerazioni e riflessioni legate alla Darsena di Ravenna in cui spiccano molti edifici di archeologia industriale che, in virtù della storia che custodiscono e delle particolari caratteristiche architettoniche che evidenziano, necessiterebbero di un sollecito intervento di tutela.

Tra questi edifici, citati anche da Jacopo nel corso del suo lungo intervento, ne ricordiamo un paio.

Sulla sponda sinistra del Candiano, uno dei tre magazzini della ex fabbrica Montecatini (citato spesso col nome di Fiorentina 1) costruito probabilmente negli anni ‘30 del Novecento per contenere fosfati. La bellissima struttura basilicale, a tre navate, è stata realizzata con aste reggenti e a puntoni inclinati. Il magazzino essendo costituito da struttura completamente in legno mostra scorci prospettici di grande suggestione, unendo l’interesse documentario ad un raro fascino. Purtroppo l’edificio è oggi ridotto a un rudere, un pericolante scheletro, tanto che la strada che gli passa davanti è ormai chiusa da anni.

Montecatini, Darsena di Ravenna
Montecatini, Darsena di Ravenna © Laura Gramantieri

Sulla sponda destra, il grande paraboloide, noto come ex SIR o “Sigarone” per la sua forma, è divenuto un po’ il simbolo della Darsena di Ravenna, una vera e propria icona. È stato realizzato tra il 1955 e il 1957 su progetto dell’ingegnere ferrarese Elio Segala, ed è stato utilizzato fino alla metà degli anni ’80 per lo stoccaggio di concimi chimici per l’agricoltura. La struttura portante è costituita da una successione di 34 telai ad arco disposti trasversalmente rispetto all’asse longitudinale dell’ex magazzino. Nell’ambito di ogni tronco, gli archi sono collegati tra di loro da solai in latero cemento. L’ex magazzino riveste un elevato valore figurativo, del tutto definito dalla serialità degli archi ogivali in calcestruzzo armato, di grande impatto spaziale.

Ex Sir Darsena di Ravenna
Ex Sir, Darsena di Ravenna © Laura Gramantieri

Entrambi gli edifici appartengono a privati. Ci auguriamo che prima che crollino qualcuno si interessi a loro.


Giovedì prossimo ci confronteremo sul tema dell’arte contemporanea con Pierluca Nardoni. Ravenna offre numerosi interventi a cielo aperto che sanno meravigliare un occhio attento: dal Grande Ferro R di Alberto Burri, tra le poche sculture monumentali della sua carriera, al cavallo di Mimmo Paladino, fino alla Street Art degli odierni muralismi, tra cui i bestiari favolosi di Ericailcane o i piccoli e intrepidi “mosaici” di Invader.

18 febbraio ore 21.00 | L’arte di tutti. Itinerario artistico ravennate a cielo aperto.

Se non siete ancora iscritti scriveteci per partecipare.


Vi salutiamo sulle note di questo bellissimo video, ARCHAEOLOGY OF THE SEA. Gli edifici senza tempo della riviera romagnola.

Musica: Tame Impala – Yes I’m Changing

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