Arte contemporanea a Ravenna. Alberto Burri e il Grande Ferro R

L’arte di tutti

Nel corso della nostra ultima “Conversazione sulla città e il territorio” abbiamo avuto il piacere di dialogare con lo storico dell’arte Pierluca Nardoni sull’arte contemporanea a Ravenna. Conversazione molto stimolante e ricca di spunti che ci porta, inevitabilmente, a fare una serie di riflessioni.

Partiamo da un presupposto, l’arte è sempre soggettiva. Quindi non ci può (e non ci deve) piacere tutto a tutti i costi. Potremmo dire, allora, che l’arte non deve essere per forza “bellissima” ma deve farci provare qualcosa.

Tuttavia mentre di fronte a un’opera d’arte del passato, che sia un dipinto, una scultura o anche un manufatto, difficilmente ci si lascia a commenti del tipo: “è una schifezza” (al massimo qualcuno potrà dire: “non mi piace”, oppure: “non la capisco”), davanti all’opera d’arte contemporanea si è sempre molto più critici e polemici, a volte senza nemmeno sforzarsi di capire perché un’opera, un’installazione, o una performance si trovi o si svolga in un determinato contesto e che cosa abbia voluto dirci l’artista che l’ha concepita.

L’arte contemporanea, spesso, è obiettivamente ostica, talvolta del tutto incomprensibile. Il che tende a scoraggiare anche il pubblico più curioso e più preparato. L’arte però ha (quasi) sempre qualcosa da dire, il difficile è porsi in ascolto. A volte basta una minima apertura di credito, anche solo drizzare le antenne, per riconoscere al lavoro dell’artista una sua autentica vocazione rivelativa.

Perché Lucio Fontana tagliava le sue tele? Perché Marina Abramovic ha trascorso un’intera Biennale di Venezia chiusa in una stanza a ripulire ossa di bovino? Perché Sophie Calle ha reso pubblica la lettera d’addio inviatale dal suo fidanzato? Perché Alberto Burri dipingeva con la fiamma ossidrica?

Si tratta di esempi scelti a caso, opere o installazioni che, ad un primo sguardo, potrebbero apparire assurde o prive di significato, quando invece, osservandole con più cura, nascondono un’idea grandiosa e sublime, forgiata nella forma di un gesto, pronta a trasformarsi in un’esperienza condivisa.

Quindi sicuramente l’arte contemporanea per essere compresa e apprezzata richiede uno sforzo.

Se volete fare un figurone se vi chiedono cosa ne pensate dell’ultima Biennale di Venezia o dell’ultima performance di Bill Viola, consigliamo l’ironico ma pertinente saggio di Mauro Covacich:

L’arte contemporanea spiegata a tuo marito | Edizioni Laterza

Non leggetelo, invece, se pensate che sull’arte ci sia poco da scherzare.

A questo punto vogliamo ritornare su una delle opere che è stata al centro della conversazione di ieri con Pierluca Nardoni, una delle opere d’arte contemporanea di Ravenna più importanti ma, al tempo stesso, più incomprese e maltrattate: il Grande Ferro R di Alberto Burri. 

Per conoscere alcune delle tante polemiche sorte, in questi ultimi anni, intorno a quest’opera unica e straordinaria (dall’essere stata adibita a bar nel corso di un evento fieristico fino alla proposta di essere “traslocata” in Piazza Kennedy) vi lasciamo il link ad un articolo datato 01 Aprile 2019.

 

La scultura “aperta” di Burri

Il Grande Ferro R è un’opera artistica scultorea di Alberto Burri del 1990, un intervento site-specific per il complesso del Palazzo “Mauro De André” di Ravenna. L’opera fu commissionata da Raul Gardini tramite l’architetto Francesco Moschini e la collaborazione dell’architetto Carlo Maria Sadich.

Già nel 1988 Burri aveva dedicato a Ravenna un ciclo di pitture ispirato alla basilica di San Vitale (Neri e S. Vitale) come riflessione sul tempo della storia, attraverso le memorie congelate nelle preesistenze, e il tempo del moderno, ricondotto alla fissità iconica delle sue figure.

La scultura progettata per il piazzale del Palazzo delle Arti e dello Sport “Mauro De André” di Ravenna, ha come tema principale il teatro, più volte indagato dal maestro umbro, con un forte riferimento a un’opera già presentata ai Giardini della Biennale di Venezia del 1984, ripresa anche in un Cellotex esposto a Parigi. Il Grande Ferro R sembra, infatti, sottolineare proprio una scena teatrale che rimanda al contempo all’immaginario, per raccontare il rapporto della città di Ravenna con la pineta, ma non solo, è anche una rievocazione di una stilizzata carena di una nave rovesciata, abbandonata, ed emblematicamente aperta verso i lidi e il mare. La linea spezzata, il ponte interrotto sottolineano ed esaltano la tensione verso un’azione che tuttavia non giunge a compiersi. Posto nel grande vuoto del piazzale, il Grande Ferro R conferisce autonoma dignità architettonica a uno spazio altrimenti destinato a essere subordinato all’edificio e lo trasforma in un “luogo”.

Pochi cultori o appassionati d’arte ne riconoscono il valore in sé, autonomo, di opera d’arte: fra l’altro il Grande Ferro R è l’ultima scultura in assoluto realizzata dal grande maestro umbro prima della scomparsa nel 1995. 

 

Palazzo Mauro De André Ravenna
Palazzo Mauro De André Ravenna © Incola

Il contesto. Il Palazzo delle Arti e dello Sport “Mauro de André”

Il Palazzo delle Arti e dello Sport è uno fra i rari esempi, a Ravenna, di architettura contemporanea. Voluto dal Gruppo Ferruzzi e intitolato a un collaboratore prematuramente scomparso, Mauro De André, fratello del cantautore Fabrizio, il Palazzo è stato inaugurato nell’ottobre 1990, e da allora ospita grandi eventi sportivi, commerciali e artistici. L’interno conta 3.800 posti, ma lo spazio si può modificare spostando le gradinate mobili che, scorrendo su rotaie, possono essere collocate all’aperto sul retro.

Il progetto, ubicato tra la città e la pineta, porta la firma di Carlo Maria Sadich. L’architettura di Sadich ha impiegato volutamente un linguaggio e dei materiali che fossero in grado di dialogare con la storia e con la tradizione costruttiva di Ravenna senza rinunciare all’elemento innovativo.

Il complesso è caratterizzato dalla grande cupola bianca su pianta quadrata, alta 33 metri, composta da una struttura metallica reticolare coperta da una membrana traslucida in fibra di vetro.

L’accesso al Palazzo, denominato “Danteum”, è una bellissima sala ipostila composta da cento tra pilastri e colonne; i pilastri esterni in pietra a vista e le colonne al centro: nove sono di ferro e di colore rosso (l’Inferno), nove di marmo di Carrara (Purgatorio) e nove in cristallo (Paradiso).

Forse non tutti sanno che la scultura site-specific di Alberto Burri, non è la sola opera d’arte che caratterizza il Palazzo  perché al suo interno, come in una sorta di wunderkammer, sono poste a confronto esperienze artistiche eterogenee, non solo per quanto riguarda le personalità, ma anche per le tecniche artistiche impiegate. Il che rivela la grande attenzione che il Gruppo Ferruzzi riversava nell’arte in qualità sia di committente sia di promotore di iniziative culturali coinvolgendo artisti fra i più noti ma scommettendo anche sui più giovani. Il Palazzo si presenta quindi come una complessa interazione tra arti e artisti diversi, connubio vagheggiato e realizzato diverse volte nella storia.

Ricordiamo alcune di queste opere.

 

  • Elisa Montessori. Giardino delle Effemeridi

Sulla facciata del Palazzo, disposte su tre file, ben 54 finestre decorate a mosaico occhieggiano una straordinaria festa di colori e di forme tessendo un paesaggio che si affaccia dall’interno verso l’esterno. L’opera è stata ideata dall’artista genovese Elisa Montessori e realizzata dalla mosaicista ravennate Luciana Notturni.

 

  • Alighiero Boetti. Mosaico ingresso

Il noto artista concettuale ha progettato un litostrato che è stato collocato immediatamente dopo la palazzina degli ingressi. Il pavimento musivo è attraversato da linee multiple su cui si incammina un favoloso bestiario . Anche in questo caso la realizzazione dell’opera è di Luciana Notturni.

 

  • Ettore Sordini. Fontane

L’artista Ettore Sordini fu incaricato di valorizzare le due anonime vasche per la riserva idrica antincendio antistanti la cabina dell’Enel.  L’esigenza era quella di risolvere il problema funzionale (mantenere l’acqua in costante movimento) e, contemporaneamente, quello estetico. Le fontane siamesi di Sordini, realizzate in travertino, si configurano come un portico stilizzato che si distende davanti al non-edificio della cabina dell’Enel fornendolo di due ali eleganti e inattese.

Avevate mai fatto caso a tutti questi dettagli e queste opere? La prossima volta che andrete al Pala De André fateci caso!

Nel frattempo vi lasciamo il link al bel video realizzato per Ferruzzi per l’Arte sugli interventi site-specific del Pala De André e per le sedi del Gruppo a Ravenna, Roma e Milano.

 

Consigli di viaggio

Se volete approfondire l’opera di Alberto Burri vi segnaliamo una gita fuori porta (quando il Covid lo permetterà) a Città di Castello, città natale dell’artista umbro. La visita di Palazzo Albizzini e degli Ex Seccatoi del Tabacco vi lascerà senza fiato. E se poi il “contemporaneo” vi dovesse stancare, a due passi da Città di Castello ci sono le “Terre di Piero della Francesca” e in un attimo potrete ammirare capolavori come il Polittico della Misericordia presso il Museo Civico di Sansepolcro o la Madonna del Parto nel borgo medievale di Monterchi. Coniugare passato e presente è sempre la cosa migliore.

 

Per ridere un po’. Quanto conta l’arte nel tuo quotidiano?

Vi salutiamo lasciandovi il link di un video, di cui anche Pierluca ha accennato nel corso del suo intervento, di un’intervista realizzata nel 2016 sul Grande Ferro R. Agli intervistati era chiesto: “Quanto conta nel tuo quotidiano l’arte?”, “Riconosci quest’opera?”, “Sai chi è il suo autore?”.

A voi scoprire le risposte.

 

Vi aspettiamo giovedì prossimo per l’ultima Conversazione in programma del nostro ciclo.

25 febbraio ore 21:00 | Da autore ad attore. Dante protagonista dell’arte romantica con Marcella Culatti

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